Gli autori

Mario Angeleri. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Pavia, si è occupato a lungo (prima in Banca Commerciale Italiana, poi in Intesa Sanpaolo) di formazione manageriale, sia in Italia che all’estero (Europa, Cina). Parallelamente all’attività professionale, ha coltivato la ricerca storica, applicata soprattutto all’area territoriale della Lomellina, di cui ha esplorato tradizioni storiche e culturali, in numerosi studi e saggi. Ha promosso a Pieve del Cairo, con altri concittadini, la costituzione della Associazione Culturale «Aldo Pecora», con l’obiettivo di valorizzare e promuovere il patrimonio culturale del paese lomellino. Ha curato il volume di Atti del convegno La liberazione del cardinale Giovanni de’ Medici a Pieve del Cairo nel 1512 (Pieve del Cairo, Associazione Culturale «Aldo Pecora», 2013).

Valerio Del Nero è nato nel 1948 a Firenze, dove vive ed ha insegnato a lungo nei Licei. Allievo di Eugenio Garin e Paola Zambelli, si è occupato di tradizione umanistica in Italia e in Europa, esplorandone alcune figure cruciali, sulle quali ha pubblicato saggi critici e traduzioni in italiano. In Italia si è occupato di Giovan Battista Pio (il commento a Lucrezio), Lorenzo Valla, Mario Nizolio, Cesare Delfini; fuori d’Italia del grande filologo e teologo Erasmo da Rotterdam e soprattutto di Juan Luis Vives, sul quale ha pubblicato, tra le altre cose, Linguaggio e filosofia in Vives. L’organizzazione del sapere nel «De disciplinis» (1531), Bologna, Clueb, 1991 e due traduzioni, Juan Luis Vives, L’aiuto ai poveri, a cura di Valerio Del Nero, Pisa-Roma, Serra, 2008; Juan Luis Vives, L’insegnamento delle discipline, introduzione, traduzione e commento di Valerio Del Nero, Firenze, Olschki, 2011. Recentissimo il volume Valerio Del Nero, Juan Luis Vive. Scritti politico-filosofici, Canterano, Aracne Editrice, 2020

Franco Minonzio. Filologo classico, storico della scienza, studia la mediazione rinascimentale della scienza antica e l’impianto metodologico della storiografia cinquecentesca (Giovio, Guicciardini, Varchi, Vasari). Su Giovio ha pubblicato, tra l’altro, Studi gioviani. Scienza,  filosofia e letteratura nell’opera di Paolo Giovio, voll. I-II, Como, Società Storica Comense, 2002. Ha curato l’edizione in traduzione italiana degli Elogia: Elogi degli uomini illustri, Torino, Einaudi, 2006; l’edizione del Larius: Descrizione del Lario, Milano, Il Polifilo, 2007, l’edizione critica del Dialogus: Dialogo sugli uomini e le donne illustri del nostro tempo, 2 voll., Torino, Aragno, 2011, nonché l’edizione critica di Benedetto Varchi, Gli errori del Giovio nelle Storie, Manziana, Vecchiarelli, 2010. Ha pubblicato per Polyhistor Edizioni  il volume «con l’appendice di molti eccellenti poeti». Gli epitaffi degli Elogia degli uomini d’arme di Paolo Giovio (2012), l’edizione italiana riveduta e aggiornata della biografia di T.C. Price Zimmermann, Paolo Giovio. Uno storico e la crisi italiana del XVI secolo (2012), l’edizione di opere di Giulio Giovio e Galeazzo Capra, L’altro Medici. Come il Medeghino s’insignorì del Lario (2013), l’opera di Pompeo Colonna, In difesa delle donne. Apologia mulierum (2015), il volume Pregare in piccolo. Miniature comasche del Rinascimento in un Libro d’Ore ritrovato (2016) e la monografia La «mala guerra». Da Medeghino a Marignano: come si diventa ciò che si è (2020). 

Silvano Tagliagambe. Attualmente professore emerito di Filosofia della scienza, è stato titolare di cattedra presso le Università di Cagliari, Pisa, Roma “La Sapienza” e Sassari ed è membro del Collegio dei docenti del Máster en Comunicación Social dell’ Universidad Complutense de Madrid e del Consiglio Consultivo Centro de Investigacion en Ciencia Politica, Seguridad y Relaciones Internacionales dell’ Universidad Lusófona de Humanidades e Tecnologias, Lisboa e dell’Universidad Lusófona de Porto. È direttore delle collane “Filosofia della scienza” dell’Aracne editrice e “Didattica del progetto” dell’editore Franco Angeli. Tra le sue quasi 300 pubblicazioni da segnalare: Lo spazio intermedio. Rete, individuo e comunità (2008): trad. spagnola El espacio intermedio. Red, individuo y comunidad, 2009); People and Space. New Forms of interaction in City Project (con G. Maciocco, 2009); Pauli e Jung. Un confronto tra materia e psiche (con A. Malinconico, 2011); Il cielo incarnato. L’epistemologia del simbolo di Pavel Florenskij (2013); Jung e il Libro Rosso. Il Sé come sacrificio dell’io (con A. Malinconico, 2014); Neurocommunication at a crossroads between Epistemology and Neuroscience, in J. Timoteo Alvarez (ed), Social Neurocommunication. Applying the findingsfrom Neurosciences and Network Theory to the Science and Communication Industry (2014); Il nodo Borromeo. Corpo, mente, psiche (2015); La divergenza nella rivoluzione. Filosofia, scienza e teologia in Russia 1920-1940 (con G. Rispoli, 2016); Catastrofi dell’immediatezza (con F. Merlini, 2016); Raskol, logica del diavolo in Dostoevskij, in ‘Atque. Materiali tra filosofia e psicoterapia’, 19 n.s. 2016, pp. 35-79.

 T. C. Price Zimmermann ha studiato a Oxford, dove ha conseguito il B.A. e il M.A. in lingua e letteratura inglese,  e ad Harvard, dove si è laureato in storia. Ha insegnato a Harvard, al Reed College (Oregon), e per più breve tempo, all’Università di Urbino. É stato Charles A. Dana Professor of History presso il Davidson College (North Carolina). Ha studiato a lungo, e a più riprese, a Firenze, è stato borsista presso Villa “I Tatti” (Harvard Center for Italian Renaissance Studies). Tra i suoi lavori si segnala, nell’ambito dell’Edizione Nazionale delle Opere di Paolo Giovio,  l’edizione dell’ultimo volume delle Historiae  (Historiarum sui temporis tomi secundi, pars altera, curantibus Dante Visconti-T.C. Price Zimmermann,  1985). La sua opera più nota e innovativa, il volume Paolo Giovio. The Historian and the Crisis of Sixteenth-Century Italy (Princeton, Princeton University Press, 1995) ha ottenuto due prestigiosi premi: “Helen and Howard R. Marraro Prize, American Historical Association” (1997), e “President’s Book Prize, American Association for Italian Studies” (1997). Di essa è disponibile, per i nostri tipi, l’edizione italiana, riveduta e aggiornata a cura di Franco Minonzio: T. C. Price Zimmermann, Paolo Giovio. Uno storico e la crisi italiana del XVI secolo, Milano, Lampi di stampa-Lecco, Polyhistor Edizioni, 2012. Si è inoltre occupato di figure cruciali del Rinascimento (Carlo V, Clemente VII, Francesco Guicciardini), di critica d’arte nel Rinascimento, con il saggio Paolo Giovio and the Evolution of Renaissance Art Criticism, e delle forme della biografia nel ‘500, con il saggio Paolo Giovio and the Rhetoric of Individuality.

Edgar Morin. Sociologo e filosofo francese (Parigi 1921-), direttore del Centre de communication de masse del Centre national de la recherche scientifique (1950-89; emerito dal 2002). Si è occupato dei problemi delle scienze umane, ispirandosi alle tesi di Hegel, Marx, Freud. Particolarmente interessanti le sue ricerche sulla sociologia dei film. Ha fondato nel 1967 la rivista Communications. Nel 1998 è stato nominato presidente del comitato scientifico per la riforma dei saperi nelle scuole secondarie superiori dal ministro dell’Istruzione francese C. Allègre. In una bibliografia vastissima, segnaliamo le opere principali:  L’homme et la mort dans l’histoire (1951; trad. it. 1980); Le cinéma ou l’homme imaginaire(1956; 3a ed. 1978; trad. it. 1982);  L’esprit du temps(1962; trad. it. L’industria culturale, 1974); Introduction à une politique de l’homme (1965);  Le paradigme perdu: la nature humaine (1973; trad. it. 1974); La méthode (2 voll., 1977-81); Mais (1978); Pour sortir du vingtième siècle (1981); Science avec conscience (1982; trad. it. 1988); De la nature de l’Urss(1983; trad. it. 1989); Penser l’Europe (1987; trad. it. 1990); Terre-Patrie (1993; trad. it. 1994); Mes démons (1994; trad. it. 1999); Les fratricides (1996; trad. it. 1997); Amour poésie sagesse (1997; trad. it. 1999); La tête bien faite (1999; trad. it. 2000); Les sept savoirs nécessaires à l’éducation du futur (2000; trad. it. 2001); La violence du monde (con J. Baudrillard, 2003); Le monde moderne et la question juive (2006); Comment vivre en temps de crise? (con P. Viveret, 2010); Le chemin de l’espérance (con S. Hessel, 2011); La voie. Pour l’avenir de l’humanité(2011; trad. it. 2012); La nostra Europa (con M. Ceruti, 2013); il testo autobiografico Mon Paris, ma mémoire (2013; trad. it. 2013); Enseigner à vivre. Manifeste pour changer l’éducation(2014; trad. it. 2015); Penser global (2015; trad. it. Sette lezioni sul pensiero globale, 2016); Pour une crisologie (2016; trad. it. 2017); Sur l’esthétique (2016; trad. it. 2019); Connaissance, ignorance, mystèr (2017; trad. it. 2018); Ce que fut le communisme (2017); Pour résister à la régression (2018); La fraternité, pourquoi? (2019); Quelle école voulons-nous? La passion du savoir (2020). Nel 2020 ha pubblicato il testo autobiografico Les souvenirs viennent à ma rencontre (trad. it. 2020).

Michelangelo Pistoletto nasce a Biella nel 1933. Inizia a esporre nel 1955 e nel 1960 tiene la sua prima personale alla Galleria Galatea di Torino. La sua prima produzione pittorica è caratterizzata da una ricerca sull’autoritratto. Nel biennio 1961-1962 approda alla realizzazione dei Quadri specchianti, che includono direttamente nell’opera la presenza dello spettatore, la dimensione reale del tempo e riaprono inoltre la prospettiva, rovesciando quella rinascimentale chiusa dalle avanguardie del XX secolo. Con questi lavori Pistoletto raggiunge in breve riconoscimento e successo internazionali, che lo portano a realizzare, già nel corso degli anni Sessanta, mostre personali in prestigiose gallerie e musei in Europa e negli Stati Uniti. I Quadri specchianti costituiranno la base della sua successiva produzione artistica e riflessione teorica. Tra il 1965 e il 1966 produce un insieme di lavori intitolati Oggetti in meno, considerati basilari per la nascita dell’Arte Povera, movimento artistico di cui Pistoletto è animatore e protagonista. A partire dal 1967 realizza, fuori dai tradizionali spazi espositivi, azioni che rappresentano le prime manifestazioni di quella “collaborazione creativa” che Pistoletto svilupperà nel corso dei decenni successivi, mettendo in relazione artisti provenienti da diverse discipline e settori sempre più ampi della società. Tra il 1975 e il 1976 realizza nella Galleria Stein di Torino un ciclo di dodici mostre consecutive, Le Stanze, il primo di una serie di complessi lavori articolati nell’arco di un anno, chiamati “continenti di tempo”, come Anno Bianco (1989).
Nel 1978 tiene una mostra nel corso della quale presenta due fondamentali direzioni della sua futura ricerca e produzione artistica: Divisione e moltiplicazione dello specchio e L’arte assume la religione. All’inizio degli anni Ottanta realizza una serie di sculture in poliuretano rigido, tradotte in marmo per la mostra personale del 1984 al Forte di Belvedere di Firenze. Dal 1985 al 1989 crea la serie di volumi “scuri” denominata Arte dello squallore. Nel corso degli anni Novanta, con Progetto Arte e con la creazione a Biella di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto e dell’Università delle Idee, mette l’arte in relazione attiva con i diversi ambiti del tessuto sociale al fine di ispirare e produrre una trasformazione responsabile della società. Nel 2003 è insignito del Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia. Nel 2004 l’Università di Torino gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Politiche. In tale occasione l’artista annuncia quella che costituisce la fase più recente del suo lavoro, denominata Terzo Paradiso. Nel 2007 riceve a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize in Arts, “per la sua carriera costantemente creativa come artista, educatore e attivatore, la cui instancabile intelligenza ha dato origine a forme d’arte premonitrici che contribuiscono ad una nuova comprensione del mondo”.
Nel 2010 è autore del saggio Il Terzo Paradiso, pubblicato in italiano, inglese, francese e tedesco. Nel 2012 si fa promotore del Rebirth-day, prima giornata universale della rinascita, festeggiata ogni anno il 21 dicembre con iniziative realizzate in diversi luoghi del mondo. Nel 2013 il Museo del Louvre di Parigi ospita la sua mostra personale Michelangelo Pistoletto, année un – le paradis sur terre. In questo stesso anno riceve a Tokyo il Praemium Imperiale per la pittura.
Nel maggio del 2015 la Universidad de las Artes de L’Avana gli conferisce la laurea honoris causa. Nello stesso anno realizza un’opera di grandi dimensioni, intitolata Rebirth, collocata nel parco del Palazzo delle Nazioni di Ginevra sede dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Nel 2017 viene pubblicato il suo testo Ominiteismo e Demopraxia. Manifesto per una rigenerazione della società. Tra il 2018 e il 2020 è ulteriormente intensificata l’attività del Terzo Paradiso, in particolare attraverso lo sviluppo di una rete internazionale di Ambasciate e di Forum. In questi stessi anni è inoltre particolarmente attivo in vari paesi dell’America Latina con mostre personali e diverse iniziative legate al Terzo Paradiso.

Adriano Prosperi. Storico (Cerreto Guidi, 1939-). Ha insegnato Storia moderna nelle università della Calabria, di Bologna e di Pisa; nel 2002 è stato chiamato a coprire la cattedra di Storia dell’età della Riforma e della Controriforma presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha avuto quali maestri Delio Cantimori e Hubert Jedin, si è occupato delle istituzioni ecclesiastiche e delle idee religiose nel periodo che va dal tardo Medioevo sino alla prima età moderna, soffermandosi in particolare sul ruolo dei missionari e sulla storia dell’Inquisizione in Italia; a questi temi ha dedicato i suoi volumi più significativi: Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari (1996); L’eresia del Libro grande (2000); L’Inquisizione Romana. Letture e ricerche (2003). Ha inoltre studiato la pratica dell’infanticidio ricostruendo la storia del dibattito morale, teologico e scientifico intorno all’attimo iniziale della vita (Dare l’anima. Storia di un infanticidio, 2005). Tra le sue pubblicazioni mumerosissime pubblicazioni vanno inoltre segnalate: la raccolta di articoli Cause perse. Un diario civile (2008); il saggio sulle radici sociali del razzismo Il seme dell’intolleranza (2011); la riflessione sulla pena di morte Delitto e perdono(2013); La vocazione (2016), ricerca condotta attraverso lo studio di racconti di vita raccolti tra la fine del ’500 e i primi del ’600 che documentano la formazione dei Gesuiti;  Lutero. Gli anni della fede e della libertà (2017), ricostruzione storica dell’esperienza spirituale del fondatore del protestantesimo; il saggio sulle condizioni socioeconomiche delle campagne italiane dell’800 Un volgo disperso. Contadini d’Italia nell’Ottocento (2019); Un tempo senza storia. La distruzione del passato (2021). Socio nazionale dei Lincei (2001).

Pier Luigi Mulas. Laureato in Lettere presso l’Università di Pavia (1990) Dottore di ricerca in Storia dell’arte presso l’Università degli studi di Milano. Già negli anni 2010-12 Professore a contratto di storia dell’arte presso, Université Paris IV – Sorbonne; Dal 2014-16 Professore associato di Storia dell’arte medievale presso l’Università degli studi di Pavia, e presso il medesimo ateneo dal 2016 Professore associato di Storia dell’arte moderna. Autore del volume Giovanni Giacomo Decio. Il miniatore dei corali di Vigevano, Vigevano 2009: ha assunto la curatela di numerosi saggi: Enluminures italiennes. Chefs-d’œuvre du Musée Condé, catalogo della mosta a cura di P. Stirnemann e P.L. Mulas, schede di T. D’Urso, P.L. Mulas, P. Stirnemann, G. Toscano, Chantilly-Paris 2000; Le Ore Torriani. Commento al fac-simile, a cura di P.L. Mulas, saggi di P.L. Mulas, M. Visioli, M. Collareta, J.-B. Lebigue, Modena 2009; Il Leggendario Sforza-Savoia. Ms. Varia 124 della Biblioteca Reale di Torino, volume di commento al fac-simile a cura di P.L. Mulas, Modena 2013; La Passion du Prince pour les belles occupations de l’esprit. Enluminures italiennes du duc d’Aumale, a cura di T. D’Urso e P.L. Mulas, Chantilly, 2014; 5 La corte di Ludovico il Moro e il nuovo corso dell’arte lombarda [con S. Buganza e F. Elsig], in Arte lombarda dai Visconti agli Sforza. Milano al centro dell’Europa, catalogo della mostra a cura di M. Natale e S. Romano (Milano, Palazzo reale, 12 marzo – 28 giugno 215), Milano 2015 (sezione comprendente 51 opere).Laboratorio. Nuove ricerche sulla storia dell’arte a Pavia e in Certosa, atti della giornata di studio (Pavia, Università, 30 giugno 2017), a cura di P.L. Mulas, Milano 2019.

Filippo Lovison (Padova, 1962-), barnabita. Ha conseguito la Laurea presso L’Università degli Studi di Padova, Facoltà di Scienze Politiche, indirizzo Internazionale, e in seguito il Baccalaureato presso l’Università Urbaniana, e la Licenza e il Dottorato in Storia Ecclesiastica presso la Pontificia Università Gregoriana. Ordinato sacerdote a Monza nel 1996, è Professore Ordinario della Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma; Direttore del Centro Studi Storici della Congregazione dei Chierici Regolari di San Paolo (Barnabiti) e Direttore della rivista Barnabiti Studi; Redattore della rivista Eco dei Barnabiti. Tra le sue èubblicazioni più recenti si segnalano: Riforma/Riforme, in Dizionario Storico Tematico La Chiesa in Italia, diretto da Filippo Lovison, vol. I, Dalle origini all’Unità Nazionale, L.M. de Palma – M.C. Giannini (edd.), Associazione Italiana dei Professori di Storia della Chiesa, Roma 2019, pp. 604-612; L’uomo e il religioso, in Umberto M. Fasola nel Centenario della nascita (1917-2017). L’archeologo e il Barnabita, Atti del Convegno Internazionale di Studi, Roma, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, 27-28 ottobre 2017, a cura di Vincenzo fiocchi Nicolai e Filippo Lovison, [Rivista di Archeologia Cristiana 94 (2018)], Città del Vaticano 2018, pp. 37-54; Semireligiosi e paolinismo barnabitico nel primo Cinquecento. Spunti per una ricomposizione della conoscenza storica, in Riforma/riforme: continuità o discontinuità? Sacramenti, pratiche spirituali e liturgia fra il 1450 e il 1600, a cura di F. Ferrario – E. López-Tello García – E. Prinzivalli, Dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo della Sapienza Università di Roma, Morcelliana 2019, pp. 271-291.

Noemi Rubello. Laureata in Lettere moderne presso l’Università di Ferrara (2007), con una tesi in Storia moderna dal titolo La questione di precedenza tra Estensi e Medici nella ricostruzione degli Annali di Ferrara di Filippo Rodi. Nel 2012 ha conseguito, presso l’Università di Ferrara, il titolo di Dottore di ricerca in Studi Umanistici e Sociali discutendo la tesi Il re, il papa, la città. Francesco I e Leone X a Bologna nel dicembre del 1515. Ha pubblicato una serie di saggi incardinati su diversi momenti e aspetti della figura e dell’opera di Leone X: «Il cardinale prigione». Giovanni de’ Medici da Ravenna a Bologna, in 1512. La battaglia di Ravenna, l’Italia, l’Europa, Atti del convegno (Ravenna, 18-20 ottobre 2012), a cura di D. Bolognesi, Ravenna, 2014, pp. 117-138; «Una bella et caritativa cosa». Épisodes de thaumaturgie royale pendant la période des Guerres d’Italie, in «Le Moyen Âge», 120/1 (2014); Leone X (1513-1521): il pontificato di un papa prudente, in Nello splendore mediceo. Papa Leone X e Firenze, Catalogo della mostra (Firenze, 26 marzo – 6 ottobre 2013), a cura di N. Baldini, M. Bietti, Livorno, 2013, pp. 171-181; L’elezione al pontificato di Giovanni de’ Medici, domatore della Fortuna, in Leone X: aspetti di un pontificato controverso, a cura di M. Angeleri, Vignate (Milano)–Lecco, 2013, pp. 33-58

Nicolettta Baldini. Ricercatrice universitaria. Dalla sua attività scientifica, dedicata soprattutto alla pittura toscana del XV e XVI secolo, e improntata sulla ricerca d’archivio, sono scaturiti i primi volumi: Niccolò Soggi (1997), Andrea Sansovino. I documenti (con R. Giulietti, 1999) e soprattutto La bottega di Bartolomeo della Gatta. L’arte in terra d’Arezzo fra XV e XVI secolo (2003). Oltre poi agli studi su Pietro Perugino e sulla sua bottega (2004, 2010, 2013), è stata curatrice del catalogo della mostra Nello splendore mediceo. Papa Leone X e Firenze (2013), mentre fra i suoi più recenti contributi si ricordano quelli relativi alla collezione di opere d’arte di Giorgio Vasari (2014 e 2015) e, da ultimo, il volume sui natali di Michelangelo presso Chiusi della Verna (2016). – (gennaio 2017)

Paolo Giovio (Como 1483-Firenze 1552), medico e umanista, educato tra Padova e Pavia alla scuola dei più brillanti pensatori aristotelici del primo Cinquecento, progressivamente – nella prima metà del ‘500 – riconosciuto come storico princeps dell’età sua. La conquista critica più recente su Giovio è il riconoscimento della complessità della sua esperienza intellettuale, frutto di una ricognizione più diretta e meno rapsodica della sua cultura. Se oggi l’inventività linguistica, l’ideazione del Museo, le amicizie filo-spirituali, la codificazione delle “imprese”, non appaiono più  aspetti irrelati di una singolare personalità di umanista, è perché essi hanno iniziato ad essere rapportati ad una educazione di prim’ordine, che tra Milano, Padova e Pavia incrociò la strada di grandi maestri e ad un profilo intellettuale dominato da una sfrenata tensione conoscitiva, nella quale si rifrange, ai livelli più alti, la modernità problematica della prima metà del XVI secolo. Due le direzioni lungo le quali si riscontra l’incidenza della formazione scientifica sulla sua cultura. In  chi, come lui, svolse il proprio servizio presso i pontefici giocando su entrambi gli scrittoi, quello di umanista e quello di medico, non sorprende la continuità con la quale, negli anni ’20, elaborò, e in parte pubblicò, scritti latini espressione di quel sapere: tra di essi il De romanis piscibus, trattato di erudizione a base antiquaria, edito nel 1524, antecedente rispetto a tutte le opere di zoologia descrittiva del Cinquecento circoscritte ad una sola classe di animaliil Deoptima victus ratione, una epistola medico-dietetica composta verosimilmente tra il 1525 e il 1528.  La seconda direzione è quella di interessi corografici testimoniata dalla Moschovia, poi proseguita dal Comentario delle cose de’Turchi (1531) e dal  Larius, come viene abitualmente designato il trattato postumo De chorographia Larii lacus, scritto nel 1537. Pur se alcune di esse sono state iniziate decenni prima (ad esempio le Historiae, intorno alla metà del secondo decennio del ‘500) le sue opere storiche principali (Historiae, Vitae, Elogia ) vedono la luce, in serrata sequenza, negli ultimi sei anni della sua vita: Elogia (1546; 1551), Historiae (1550; 1552), mentre più tormentato e multiforme è lo sviluppo delle biografie (1532; 1539; 1546; 1548; 1549; 1550). Occorre ammettere, tuttavia, che il punto di svolta della sua vita intellettuale e politica fu l’esperienza del Sacco di Roma del 1527, a ridosso della quale si colloca la composizione dell’opera forse più originale, postuma e rimasta a lungo inedita, il Dialogus de viris et foeminis aetate nostra florentibus, scritto a Ischia tra il 1528 e il 1529, poi rielaborato per almeno un decennio, dialogo che  documenta la sua matura visione sull’Italia

Giulio Giovio (Como, 1510 ca.-ivi 1563), figlio di Benedetto, fratello di Paolo Giovio, e di Maria Raimondi, quartogenito. Era assai dotato sul piano letterario: resta una lettera dello zio Paolo, del 1 giugno 1525 (Lettere, I, p. 112), che invitava il fratello a curarne il perfezionamento negli studi, per poterlo chiamare a sé, presso la corte pontificia. Fu inviato a Pavia a compiere studi giuridici, forse nel 1528: non si conosce tuttavia la data del conseguimento della laurea. Lo zio Paolo Giovio, che ne riconobbe le doti, lo aveva introdotto presso ambienti intellettuali in vari centri d’Italia: conobbe, tra gli altri, Ludovico Ariosto. Già collaboratore dello zio, ad esempio nel seguire le acquisizioni di terreni e le fasi di costruzione del Museo (1537-1543), nel 1551 ne divenne coadiutore nel vescovado di Nocera, che ereditò alla morte di Paolo, nel dicembre 1552: Giulio vi rinunciò nel 1560, in favore di Paolo il giovane, figlio di suo fratello Alessandro. Morì a Como, intorno al 1563. Oltre alla Vita Iacobi Medices, che presentemente si pubblica, scrisse alcune opere, in parte inedite, tra erudizione latina e poesia in volgare: tali furono un trattato in forma di commento ad alcuni passi (III, 5, 8 sgg.) del De re rustica di Varrone dedicati all’aviario presente nella villa dell’erudito romano, ed un Poema sopra la natura e gli uomini, in tre libri, cui si deve aggiungere con caratteri autonomi un poema dal titolo Historia . Pubblicò tre carmi latini come appendice poetica di altrettante brevi biografie negli Elogia degli uomini d’arme (1551) dello zio Paolo Giovio.      

Galeazzo Capra. Galeazzo Flavio Capra, o con nome latinizzato Galeazzo Capella (Milano, 1487-ivi, 1537), figlio di Giovanni Pietro, di famiglia non nobile ma equestre. Ebbe una eccellente educazione umanistica, che gli consentì (dopo il 1522) la nomina a segretario del cancelliere ducale Girolamo Morone (1470-1529); dopo la morte di questi, fu consigliere segreto e ambasciatore del duca Francesco II Sforza (1495-1535), e poi riconfermato da Carlo V a capo della nuova cancelleria. L’attività diplomatico-politica non lo distolse dall’esercizio della letteratura. Pubblicò nel 1525, a Roma, presso Minizio Calvo, il giovanile trattato in volgare Della eccellenza e dignità delle donne, che confuta la presunta inferiorità della donna, mirando anzi a identificare le ragioni della sua eccellenza. Già indicativa di una moderna consapevolezza del valore della propria opera è la strategia di valorizzazione editoriale adottata dal Capra, che fece uscire il volume in due edizioni tra il 1525 e il 1526, a Roma e a Venezia (qui avvalendosi dell’opera tipografica del De Gregori). Una rielaborazione del trattato in forma dialogica, sull’onda del notevole interesse suscitato dalle due edizioni, fu pubblicata da Capra sotto il titolo de L’anthropologia nel 1533, a Venezia, presso gli eredi di Aldo Manuzio: un’opera nei fatti schiacciata presto dalla clamorosa fortuna del Cortegiano di Baldassar Castiglione, del quale aveva subito l’incidenza modellizzante. La sua fama è però legata soprattutto agli ammiratissimi Commentarii latini sulla reintegrazione nel rango di duca di Francesco II Sforza (cfr. infra, la Nota al testo), opera apparsa in editio princeps nel 1531, che Capra pubblicò in edizione definitiva a Venezia, presso Pietro Nicolini, nel 1535. Il De bello Mussiano fu aggiunto solo nella edizione postuma  1538 (Argentorati, apud Cratonem Mylium).  Ad attestare il riconoscimento altissimo tributato, in età contemporanea, alla sua ricerca storica, basterebbe l’elevato numero di richiami alla sua opera maggiore nella Storia d’Italia di Francesco Guicciardini.

Sigismondo Boldoni (Bellano 1957-Pavia 1630). Compiuti i primi studi classici a Milano, nei quali rivelò una spiccata precocità per le lingue classiche, si iscrisse alla facoltà di medicina e filosofia dell’Università di Padova. Per questioni ereditarie, in un diverbio ferì con un colpo di spada un fratello, e fu costretto a fuggire fuori dai confini dello stato per sottrarsi alla giustizia. L’esilio, dapprima a Padova, ove conseguì nel 1618 la laurea in medicina e filosofia, poi a Venezia, Pesaro, Urbino e Roma, fu vissuto in uno stato interiore di forte lacerazione, tra un aspro rimorso non disgiunte da vivissima nostalgia, e la ricerca di una affermazione intellettuale che ne attenuasse il discredito. Testimonia tale sentimento la sua opera prima, il Larius, trattato corografico in forma di periplo lacustre, scritto negli anni 1613-1615 e pubblicato a Padova nel 1617: scritto in un latino magnetico e raffinatissimo, il Larius fonde magistralmente descrizione e reinvenzione del paesaggio. Tra le opere più interessanti da lui scritte in una breve esistenza stroncata prematuramente dalla peste, si segnala l’incompiuto poema La caduta dei Longobardi e alcune opere postume, in più di un caso raccolte in forma parziale (Epistularum liber, Orationes, Amores).

Pompeo Colonna. Nato a Roma nel 1479, uomo d’arme, aristocratico della più schietta tradizione romana, avviato alla carriera ecclesiastica per salvaguardare le posizioni dinastiche della famiglia, Pompeo Colonna divenne vescovo, nel 1508, sotto Giulio II, e cardinale nel 1517, sotto Leone X. La crescente ostilità politica verso Clemente VII, lo mosse a compiere una scorreria militare in Vaticano nel 1526, che aprì la strada l’anno dopo al Sacco di Roma delle armate imperiali. Ravveduto, contribuì alla liberazione del pontefice e fu artefice della sconfitta dei Francesi, assumendo le funzioni di viceré di Napoli, carica che tenne con severità che parve eccessiva. Destituito, morì nel 1532, forse di veleno. Scrisse, probabilmente nel 1529, il trattato In difesa delle donne (Apologia  mulierum), dedicato alla cugina Vittoria Colonna, del quale l’edizione apparso per i nostri tipi costituisce la prima edizione tradotta e commentata. Il testo si inserisce nel ricco dibattito critico (protagonisti, tra gli altri, Capra, Castiglione e Giovio) dei primi decenni del ‘500 quando in Italia la crescita d’importanza di donne di condizione signorile (Elisabetta Gonzaga, Isabella d’Este, Lucrezia Borgia, etc.) impose alla discussione teorica l’identità e la dignità femminili nella società: un tema che Colonna sviluppa da posizioni egualitarie, rivendicando alla donna un ruolo nella vita amministrativa e politica. Un testo, l’Apologia mulierum, che collide con l’immagine pubblica del suo autore, e mostra dunque, in tutta la sua evidenza, l’ambiguità dell’esistenza del Colonna, e la tragicità della sua figura, mossa da un destino cui non seppe contrapporsi, avvertendone tuttavia il dominio paralizzante con doloroso, impotente, pentimento.

Luca Radaelli, nato a Lecco nel 1959, da 40 anni impegnato nel teatro, è direttore artistico della Compagnia Teatro Invitoe del Festival L’ultima luna d’estate. Attore e regista; si è dedicato alla scrittura scenica come traduttore (Sogno di una notte d’estate, Macbeth), adattatore (Il racconto dei promessi sposi, Il partigiano J) e con testi originali (Pesche miracolose, La testa nel pallone, Una questione di vita e di morte). Il volume pubblicato alla fine del 2019 per i nostri tipi, Non danzo più sotto la pioggia è il primo volume di poesia da lui pubblicato.

Gilda Tentorio. Docente di lettere italiane e latine presso il Liceo scientifico “G.B. Grassi” di Lecco, docente a contratto di Lingua e Letteratura neogreca presso l’Università di Pavia e presso l’Università di Milano, ha pubblicato il volume Binari, ruote & ali in Grecia. Immagini letterarie e veicoli di senso, Roma, UniversItalia 2015, e numerosi saggi su rivista. Ha tradotto dal neogreco le opere seguenti: Vassilis Vassilikòs, Il racconto di Giasone – Ricordi dal tempo di Chirone, Argo editrice, Lecce, 2020;  Nikos Kazantzakis, L’ultima tentazione [prima traduzione italiana dall’originale greco, con Nicola Crocetti], Crocetti editore, Milano, 2018; Andreas Flourakis, Voglio un Paese, in Drammaturgia Europea Contemporanea – Eurodram 2017, a cura di Stéphane Resche e Erica Faccioli, Editoria&Spettacolo, Spoleto 2018, pp.11-48 -Christos Chryssòpoulos, Il bombarolo del Partenone, Trieste, Asterios,  2017; ha procurato la traduzione e l’introduzione a Nikos Vatòpoulos, Atene: palinsesto di sguardi, “The Passenger- Grecia”, 2019, pp.14-31

Antonio Ghislanzoni. Nato a Lecco il 25 novembre 1824 da famiglia borghese, frequentò il Seminario di Castello sopra Lecco dal quale fu espulso per l’insofferenza verso l’autoritarismo dell’istituto: trasferitosi a Pavia, abbandonò in seguito la facoltà di medicina per dedicarsi alla musica. Partecipò nel 1848 alla rivolta antiaustriaca di Milano, e dopo esser vissuto alcuni anni in esilio in Francia, tornò in Italia nel 1854. Testimone e protagonista dei primi fermenti scapigliati, si dedicò ad una  vorticosa  attività pubblicistica e letteraria, a partire dall’ultimo scorcio del decennio (1850-1860).  Giornalista di grande creatività, fondò e diresse numerosi periodici, con altri collaborò assiduamente: scrisse sul giornale satirico L’Uomo di Pietra, fu fondatore della Rivista minima, diresse L’Italia musicale. Scrisse romanzi: Le memorie di un gatto (1857), Gli artisti da teatro (1858), Storia dell’avvenire (1861) prefigurazione di Abrakadabra (1874, poi 1884), Un suicidio a fior d’acqua (1864), Angioli nelle tenebre (1865) e Le donne brutte (1866), La contessa di Karolystria (1883). Librettista di grande prestigio (suo il libretto della Aida di Verdi), scrisse i Capricci letterari (1886-1887), chiudendo la sua carriera di pubblicista con la fondazione de La Posta di Caprino. Morì a Caprino Bergamasco il 16 luglio 1893.